Collaboratori: arch. Elisa Lo Iacono
Rilievo geometrico: Studio Tecnico Passerini A&G Geometri

Ubicazione: Como
Progetto: 2016

La Casa Alessandro Volta è un complesso immobiliare vincolato con riconoscimento della natura di monumento nazionale secondo le disposizioni della legge 1089/1939 attraverso specifico provvedimento riconducibile al DM del 17.08.1942 pubblicato sulla GU 29.09.1942. Il bene è collocato nella città murata di Como in via Volta ai numeri civici 60 e 62.
L’edificio compositivamente unitario è articolato in più corpi di fabbrica tra loro connessi e incernierati su due corti principali, attestate lungo l’antica fortificazione muraria della città storica. Il complesso storico-artistico è il risultato di un costante processo trasformativo attraverso i secoli definitivamente consolidato come impianto a partire dalla seconda metà dell’ottocento.
Sino alla metà dell’800 le trasformazioni tipo-morfologiche del complesso sono fortemente e lungamente intrecciate con la storia della famiglia Volta. Fu per volontà di Alessandro che nel 1803, con l’acquisto del palazzo diventato a suo tempo proprietà dei Raimondi, i Volta riunificarono i beni secondo la configurazione seicentesca.
Fu però Carlo Pizzala, che acquistò successivamente la proprietà, ad operare il radicale intervento di ristrutturazione del 1865 che ha determinato l’assetto finale e ancora attuale dell’impianto architettonico.
Il progetto qui documentato interessa interventi relativi alla manutenzione straordinaria delle facciate e delle sue componenti funzionali e della copertura.
Il progetto intende porsi l’obiettivo di un restauro nel rispetto delle stratificazioni storiche e della conservazione dei materiali pervenuti senza arbitrarie cancellazioni o, per contro, ricostruzioni in impropri fac-simili.
Nell’approccio programmatico si è, dunque, privilegiata un’attitudine ben definita, a nostro avviso, nel concetto di “soft repairing” e comunque orientata a limitare gli interventi a quelli necessari, nel rispetto della sedimentazione temporale, della ricostruzione funzionale delle parti compromesse strutturalmente, interpretando il rinnovamento come aggiunta critica integrativa dell’opera.
Il principio richiamato quale criterio metodologico ha indirizzato il progetto di restauro delle facciate ad un programma delle opere secondo un criterio di essenzialità del “minimo intervento” e della sua “reversibilità”, quindi della possibile rimozione delle integrazioni introdotte.